Come operare su Airbnb senza partita iva

Per affittare il proprio appartamento o casa su Airbnb ma anche su altre piattaforme online di affitti brevi, non è indispensabile aprire una partita iva. Al fine di affittare su Airbnb senza partita iva, occorre operare in forma non imprenditoriale. Dunque rispettare le limitazioni previste da ogni Comune e Provincia. Tali limitazioni riguardano principalmente il fatto di non poter offrire servizi extra ed accessori che possano paragonare l’alloggio a quello di un hotel. Un esempio possono essere le colazioni a buffet, servizio di lavanderia, servizio di stiraggio, servizio di navetta.

Come operare su Airbnb senza partita iva?

Si può quindi operare su Airbnb senza partita iva, dichiarando nella propria dichiarazione dei redditi annuale i profitti e pagando la cedolare secca che varia tra 10 al 21% da Comune a Comune. Il quadro delle norme e regolamentazioni per le locazioni turistiche appare però piuttosto complesso ed in continuo mutamento.

Il Governo sta cercando di preparare una riforma degli affitti brevi sui portali online al fine di combattere l’evasione fiscale ed il mancato pagamento delle tasse su tali affitti.

Come operare su Airbnb senza partita iva
Come operare su Airbnb senza partita iva

Obiettivo di questa riforma è fare chiarezza su quando l’attività è considerata imprenditoriale o meno. Già nel 2017 fu fatto un tentativo di introdurre una tassa chiamata tassa Airbnb, stabilendo una ritenuta del 21% sui contratti di locazione breve stipulati tramite portali online. Questa proposta è rimasta inapplicata a causa del rifiuto di Airbnb di operare come intermediario per conto del Fisco.

Rimane quindi compito del governo definire in modo chiaro quando affittare tramite Airbnb è considerato attività d’impresa con l’obbligo di operare con partita iva.

Ad oggi i criteri sono ancora troppo vaghi, lasciando spazio ad interpretazioni aperte. In generale gli affitti brevi non si considerano attività imprenditoriale se non vengono forniti servizi aggiuntivi come la colazione, il pranzo o la cena.

Alcune delle novità discusse e proposte per la riforma riguardano: obbligo di partita iva per la gestione di almeno 3 camere ed affitti inferiori a 8 giorni. Il rilascio di una licenza da parte del comune per attività di locazione breve di alloggi turistici. Stabilire un limite massimo di durata degli affitti in un anno con particolare attenzione a centri storici di città artistiche e culturali.