Puglia: La Riforma Decaro stringe le briglie agli Affitti Brevi

Puglia: La Riforma Decaro stringe le briglie agli Affitti Brevi - Direzione Hotel
Puglia: La Riforma Decaro stringe le briglie agli Affitti Brevi - Direzione Hotel

Il 20 marzo 2026 segna un punto di non ritorno per l’extralberghiero in Puglia.

Con la convocazione dei sindacati e la presentazione della bozza di riforma promessa in campagna elettorale, il Presidente Antonio Decaro lancia ufficialmente la sfida al fenomeno delle locazioni turistiche selvagge.

Non si tratta solo di una manovra amministrativa, ma del primo vero banco di prova politico della nuova legislatura regionale.

L’obiettivo è chiaro: passare da una crescita spontanea (e spesso disordinata) a una governance strategica del territorio.

I numeri del fenomeno: Una crescita insostenibile?

 

Per comprendere la “stretta”, bisogna guardare ai dati del 2025. La Puglia ha raggiunto quota 44.000 immobili destinati agli affitti brevi. Questa massa critica non è più un corredo dell’offerta ricettiva, ma ne è diventata protagonista, assorbendo il 19% degli arrivi e oltre il 17% delle presenze totali in regione.

Tuttavia, il successo digitale delle piattaforme ha presentato il conto:

  • Erosione del mercato delle locazioni a lungo termine.

  • Spopolamento dei centri storici.

  • Pressione insostenibile sui servizi urbani.

 

La svolta: Più poteri ai comuni e tetti massimi

 

Il cuore della riforma risiede nel decentramento decisionale. La Regione Puglia non imporrà un modello unico, ma fornirà ai Sindaci gli strumenti legali per intervenire chirurgicamente.

I Municipi avranno il potere di:

  1. Individuare zone specifiche dove limitare o bloccare nuove aperture.

  2. Fissare tetti massimi alle locazioni turistiche.

  3. Stabilire parametri di sostenibilità, legando il numero di posti letto al numero di residenti effettivi.

 

Addio alla “Zona grigia”: Obblighi e sanzioni

 

La riforma punta a professionalizzare il comparto, eliminando le ambiguità tra uso sporadico e business strutturato.

  • Presunzione di imprenditorialità: Superati i due appartamenti, l’attività viene automaticamente considerata imprenditoriale.

  • Adempimenti burocratici: Diventa obbligatoria la SCIA per le imprese e la comunicazione al SUAP per i privati.

  • Tracciabilità: Rafforzamento della banca dati regionale e controlli incrociati per stanare l’abusivismo.

 

Il rischio frammentazione

 

Nonostante il plauso di chi invoca una maggiore tutela del “diritto all’abitare”, resta un’incognita: l’eterogeneità. Il rischio concreto è che ogni Comune interpreti la norma in modo differente, creando un mosaico di regole che potrebbe disorientare investitori e property manager operanti su più piazze pugliesi.

La Regione guarda al “modello toscano” per blindare la norma davanti alla Corte Costituzionale, sperando che la stretta non si trasformi in un cappio per l’economia turistica, ma in un volano per un’ospitalità più equilibrata e di qualità.


 📌Per gli albergatori pugliesi, questa riforma rappresenta una potenziale boccata d’ossigeno in termini di concorrenza leale. Per i gestori di case vacanza, è il momento di evolvere: la quantità lascerà il posto alla qualità e alla conformità normativa.

Per monitorare l’evoluzione della riforma e non perdere i comunicati ufficiali dell’ente, vi invitiamo a consultare regolarmente la sala stampa della Regione Puglia

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