Affitti Brevi Bologna: Il Consiglio di Stato boccia il Comune. Cosa cambia ora per l’extralberghiero?

Affitti Brevi Bologna: Il Consiglio di Stato boccia il Comune. Cosa cambia ora per l’extralberghiero? - Direzione Hotel
Affitti Brevi Bologna: Il Consiglio di Stato boccia il Comune. Cosa cambia ora per l’extralberghiero? - Direzione Hotel

Il panorama degli affitti brevi a Bologna è stato scosso da una sentenza storica. Il Consiglio di Stato, accogliendo il ricorso di Cleanbnb, ha annullato le restrizioni contenute nel Piano Urbanistico Generale (PUG) del Comune di Bologna che limitavano l’attività extralberghiera nel centro storico.

Questa decisione rappresenta un precedente fondamentale per i Property Manager e i proprietari di immobili, ribadendo che la pianificazione urbanistica non può calpestare i diritti dei cittadini e delle imprese attraverso “blitz” burocratici.


I punti chiave della sentenza: perché il Comune di Bologna ha perso?

 

La controversia è nata dal blocco di tre SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) presentate da Cleanbnb. Il Comune aveva inibito l’attività poiché gli alloggi non rispettavano la nuova destinazione d’uso turistico-ricettiva e il requisito minimo di 50 mq per gli immobili nella “Cerchia dei Mille”.

Tuttavia, i giudici di Palazzo Spada hanno rilevato tre criticità insormontabili:

1. Violazione delle garanzie partecipative

Il Comune ha introdotto le restrizioni più severe (il limite dei 50mq e la categoria B3) solo in sede di controdeduzioni, ovvero dopo che i cittadini avevano già presentato le loro osservazioni.

  • Il principio: Se una norma urbanistica subisce modifiche “sostanziali”, il Comune ha l’obbligo di ripubblicare l’atto e riaprire i termini per le osservazioni. La partecipazione non è un optional.

2. Eccesso di potere e difetto di istruzione

Le nuove norme non erano un semplice adeguamento tecnico, ma una trasformazione radicale della disciplina, introdotta in modo “surrettizio” senza un reale confronto pubblico.

3. Obbligo di soccorso istruttorio

Il Comune aveva dichiarato irricevibili alcune pratiche per mere mancanze formali (come la firma digitale). Il Consiglio di Stato ha ricordato che la Pubblica Amministrazione deve richiedere l’integrazione dei documenti (soccorso istruttorio) prima di bloccare un’attività economica. La burocrazia non può fungere da barriera d’ingresso impropria.


Il commento del Comune: “Solo un vizio di forma”

 

L’assessore all’Urbanistica ha cercato di ridimensionare la portata della sentenza definendola una “questione procedurale”. Secondo Palazzo d’Accursio, il merito della norma (la possibilità per il Comune di limitare i cambi di destinazione d’uso) non sarebbe stato intaccato, ma solo l’iter di pubblicazione.

Tuttavia, per il settore extralberghiero si tratta di una vittoria politica e legale enorme: qualsiasi nuovo tentativo di “giro di vite” dovrà ora passare per un processo trasparente, pubblico e impugnabile punto per punto.


Cosa significa per i Property Manager e gli investitori?

 

Questa sentenza rallenta drasticamente la corsa ai divieti indiscriminati. Ecco le conseguenze immediate:

  • Ripristino delle regole precedenti: Le restrizioni annullate non sono applicabili fino a un eventuale (e corretto) nuovo iter burocratico.

  • Maggiore tutela legale: Viene confermato che le SCIA non possono essere rigettate per vizi formali risolvibili.

  • Sicurezza giuridica: Gli operatori possono pianificare gli investimenti sapendo che le “regole del gioco” non possono cambiare dall’oggi al domani senza preavviso.